Regime Forfettario vs Regime Ordinario 2026: Quale Conviene?
TL;DR: Il forfettario conviene quando le spese reali sono inferiori alla quota "forfettizzata" dal coefficiente ATECO (es. 22% per coeff. 78%). Con spese basse, il risparmio può superare 5.000 euro/anno rispetto al regime ordinario. Il break-even si trova intorno al 22–30% di spese sul fatturato, a seconda dell'aliquota IRPEF marginale.
La domanda più comune di chi apre una partita IVA — o si avvicina alla soglia degli 85.000 euro — è sempre la stessa: regime forfettario o regime ordinario, quale conviene davvero?
La risposta onesta è: dipende. Dipende dal tuo fatturato, dai tuoi costi reali, dalla tua gestione previdenziale e da quanto valgono per te le detrazioni IRPEF che nel forfettario non puoi usare. Non esiste un regime universalmente migliore: esiste quello più conveniente per la tua situazione.
Questo articolo fa il confronto numerico punto per punto, con esempi concreti, tabelle e una checklist finale per orientarti.
Le Differenze Fondamentali tra Forfettario e Ordinario
Prima dei numeri, chiarisci la struttura dei due regimi. Sono due logiche opposte di calcolo del reddito imponibile e due sistemi fiscali completamente diversi.
Nel regime forfettario il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente fisso al fatturato. Le spese reali non contano: sono già "scontate" forfettariamente. L'imposta è piatta al 15% (o 5% nei primi 5 anni di attività). Non si applica IVA, non la si recupera sugli acquisti, non si subisce la ritenuta d'acconto.
Nel regime ordinario il reddito imponibile è la differenza effettiva tra ricavi e costi documentati. Si paga l'IRPEF con aliquote progressive dal 23% al 43%, più addizionali regionali e comunali. L'IVA si applica, si recupera, si liquida periodicamente. Le detrazioni IRPEF (familiari a carico, spese mediche, mutuo) diventano utilizzabili.
| Aspetto | Regime Forfettario | Regime Ordinario |
|---|---|---|
| Tassazione | Imposta sostitutiva 15% (5% primi 5 anni) | IRPEF 23%-43% + addizionali |
| Calcolo imponibile | Ricavi × coefficiente ATECO | Ricavi - spese reali documentate |
| IVA | Non applicata, non recuperabile | Applicata (22% o aliquota specifica), recuperabile |
| Ritenuta d'acconto | Non subita | Applicata (20%) dai committenti |
| Contabilità | Minima, nessun registro IVA obbligatorio | Registro acquisti, vendite, liquidazioni periodiche |
| Detrazioni IRPEF | Non applicabili | Applicabili (familiari, mutuo, spese mediche, ecc.) |
| Contributi INPS | Sul reddito forfettario | Sul reddito effettivo |
La differenza che conta di più nella pratica: se le tue spese aziendali reali sono inferiori alla quota già "scontata" dal coefficiente ATECO, nel forfettario stai deducendo virtualmente più di quello che spendi davvero. Questo ti avvantaggia. Se invece le tue spese reali sono più alte, il regime ordinario riduce di più il tuo imponibile.
Quando Conviene il Regime Forfettario
Il forfettario è particolarmente vantaggioso per i professionisti con costi operativi contenuti: consulenti, sviluppatori, formatori, copywriter, coach, designer che lavorano da casa o con costi fissi bassi.
Esempio 1: consulente IT, 50.000 euro di ricavi, spese reali 5.000 euro
Profilo: consulente informatico (coefficiente ATECO 78%), iscritto alla Gestione Separata INPS (aliquota 26,07%), regime standard (aliquota imposta sostitutiva 15%).
Regime forfettario:
Imponibile = 50.000 × 78% = 39.000 euro
| Voce | Importo |
|---|---|
| Contributi GS INPS (26,07% su 39.000) | 10.167 € |
| Imponibile fiscale (39.000 - 10.167) | 28.833 € |
| Imposta sostitutiva 15% | 4.325 € |
| Totale oneri (tasse + contributi) | 14.492 € |
Regime ordinario:
Reddito = 50.000 - 5.000 (spese reali) = 45.000 euro
| Voce | Importo |
|---|---|
| Contributi GS INPS (26,07% su 45.000) | 11.732 € |
| Imponibile IRPEF (45.000 - 11.732) | 33.268 € |
| IRPEF stimata (scaglioni 2026) | ~7.810 € |
| Addizionali regionali/comunali (~2%) | ~665 € |
| Totale oneri (tasse + contributi) | ~20.207 € |
Risparmio nel forfettario: circa 5.715 euro all'anno. In questo scenario la scelta è netta: il coefficiente 78% stima spese pari al 22% del fatturato (11.000 euro), ma tu ne hai realmente solo 5.000. Stai pagando le tasse su meno di quello che hai guadagnato davvero, e con un'aliquota del 15% invece degli scaglioni IRPEF.
Esempio 2: grafico freelance, 30.000 euro di ricavi, studio in affitto 10.000 euro/anno
Stesso profilo previdenziale, ma con spese reali di 13.000 euro (10.000 di affitto + 3.000 di software e attrezzature).
Regime forfettario:
Imponibile = 30.000 × 78% = 23.400 euro
| Voce | Importo |
|---|---|
| Contributi GS INPS (26,07% su 23.400) | 6.100 € |
| Imponibile fiscale (23.400 - 6.100) | 17.300 € |
| Imposta sostitutiva 15% | 2.595 € |
| Totale oneri | 8.695 € |
Regime ordinario:
Reddito = 30.000 - 13.000 (spese reali) = 17.000 euro
| Voce | Importo |
|---|---|
| Contributi GS INPS (26,07% su 17.000) | 4.432 € |
| Imponibile IRPEF (17.000 - 4.432) | 12.568 € |
| IRPEF stimata (23% primo scaglione) | ~2.891 € |
| Addizionali (~2%) | ~251 € |
| Totale oneri | ~7.574 € |
Risparmio nel regime ordinario: circa 1.121 euro all'anno. Non è una differenza enorme, ma il conto si è invertito. Le spese reali (13.000 euro, pari al 43% dei ricavi) superano abbondantemente la quota forfettaria del 22%. Il regime ordinario fa emergere il costo reale e riduce l'imponibile in modo più accurato.
Il punto di pareggio tra i due regimi — per un professionista con coefficiente 78% — si trova quando le spese reali si avvicinano al 22% dei ricavi. Sopra quella soglia, l'ordinario inizia a diventare più conveniente.
Quando Conviene il Regime Ordinario
Il regime ordinario non è "quello di chi guadagna di più". Ci sono situazioni specifiche in cui conviene anche con fatturati relativamente bassi.
Hai costi aziendali reali elevati e documentati. Affitti commerciali, leasing, software enterprise, professionisti esterni, trasferte: ogni euro di spesa deducibile nel regime ordinario riduce il reddito imponibile. Nel forfettario quella spesa non esiste agli occhi del fisco.
Hai dipendenti o collaboratori continuativi. Un dipendente a tempo pieno costa tra i 28.000 e i 40.000 euro all'anno (compresi i contributi datoriali). Nel regime ordinario è completamente deducibile. Nel forfettario è come se non esistesse: paghi l'imposta sul coefficiente applicato all'intero fatturato, indipendentemente da quanto hai speso per avere quel dipendente.
Hai un reddito imponibile basso e molte detrazioni IRPEF. Con un imponibile sotto i 15.000 euro netti, l'aliquota IRPEF effettiva (tenuto conto delle detrazioni per lavoro autonomo, carichi familiari, interessi sul mutuo) può scendere sotto il 15% del forfettario. È raro, ma possibile per attività part-time o con grandi deduzioni.
Fatturi verso privati e hai acquisti IVA significativi. Nel regime ordinario recuperi l'IVA sugli acquisti (22%). Se compri attrezzature, veicoli strumentali o materiali con IVA rilevante, quel credito IVA si traduce in liquidità reale. Nel forfettario quella IVA è un costo secco, definitivo.
Sei vicino ai 100.000 euro di fatturato. Superare quella soglia obbliga all'uscita immediata dal forfettario con obbligo di IVA per il resto dell'anno in corso. Meglio pianificare il passaggio all'ordinario con anticipo, senza trovarsi a dover fare retroattivamente le liquidazioni IVA.
Confronto su Soglie di Fatturato: Tabella di Pareggio
La tabella seguente mostra il confronto dell'onere totale (tasse + contributi INPS) su cinque livelli di fatturato. Il profilo di riferimento è: professionista con coefficiente ATECO 78%, Gestione Separata INPS (26,07%), regime standard (15%), spese reali pari al 15% dei ricavi nel caso ordinario, nessuna detrazione IRPEF applicata.
| Fatturato | Carico Forfettario | Carico Ordinario | Differenza |
|---|---|---|---|
| 20.000 euro | ~5.560 euro | ~5.100 euro | Ordinario -460 euro |
| 40.000 euro | ~11.200 euro | ~12.800 euro | Forfettario -1.600 euro |
| 60.000 euro | ~16.800 euro | ~20.900 euro | Forfettario -4.100 euro |
| 80.000 euro | ~22.400 euro | ~29.200 euro | Forfettario -6.800 euro |
| 84.999 euro | ~23.500 euro | ~31.000 euro | Forfettario -7.500 euro |
I valori sono stime calcolate su aliquota IRPEF media progressiva + addizionali regionali/comunali al 2%. Con spese reali più alte, il break-even si sposta verso l'alto.
Tre osservazioni importanti dalla tabella:
- A 20.000 euro di fatturato, con spese al 15%, i regimi sono quasi equivalenti e l'ordinario può leggermente convenire. Il primo scaglione IRPEF al 23% è vicino all'aliquota del forfettario al 15%, ma i contributi GS si calcolano su un reddito più basso (perché le spese reali riducono la base) e la detrazione per lavoro autonomo abbassa ulteriormente l'imposta.
- Il break-even in questo profilo si trova tra i 25.000 e i 30.000 euro di fatturato. Sotto quella soglia con spese al 15%, i due regimi si equivalgono o l'ordinario è leggermente meglio. Sopra, il forfettario prende il vantaggio in modo crescente.
- A 84.999 euro (limite forfettario) il risparmio stimato con il forfettario è quasi 7.500 euro. Man mano che il fatturato cresce, la progressività IRPEF penalizza sempre di più l'ordinario.
Se le tue spese reali fossero al 30% invece che al 15%, il break-even salirebbe verso i 45.000-50.000 euro, rendendo i due regimi equivalenti su quella fascia.
Regime Forfettario vs Regime Semplificato: Non Confonderli
C'è una confusione molto frequente che va chiarita subito: il regime semplificato non è il regime forfettario. Sono due cose completamente diverse.
Il regime semplificato è un regime contabile, non un regime fiscale alternativo al forfettario. Si applica automaticamente a chi supera la soglia del forfettario (85.000 euro di ricavi per professionisti e servizi) ma rimane sotto i 500.000 euro (per servizi) o 800.000 euro (per altre attività).
Nel regime semplificato:
- Si applica e si recupera l'IVA normalmente
- Si paga l'IRPEF ordinaria a scaglioni progressivi (23%-43%)
- Le spese si deducono nella misura effettiva e documentata
- La contabilità è "semplificata" rispetto all'ordinario pieno (partita doppia), ma include registro IVA acquisti, registro IVA vendite e registro incassi e pagamenti
| Aspetto | Regime Forfettario | Regime Semplificato |
|---|---|---|
| A chi si applica | Ricavi fino a 85.000 euro + requisiti | Ricavi da 85.001 a 500.000 euro (servizi) |
| Tassazione | Imposta sostitutiva 15% o 5% | IRPEF ordinaria 23%-43% |
| IVA | Non applicata | Applicata e recuperabile |
| Deduzioni spese | No (coefficiente forfettario) | Sì, spese reali documentate |
| Liquidazione IVA | Nessuna | Trimestrale o mensile |
Quando in questo articolo parli di "regime ordinario", intendi il regime semplificato o l'ordinario con contabilità completa: in entrambi i casi si paga IRPEF e si deducono le spese reali. Il forfettario è l'unico regime che funziona con la logica del coefficiente.
Se sei nel forfettario e stai pensando a cosa succede quando superi gli 85.000 euro, la risposta è: entri nel regime semplificato, con IRPEF ordinaria. Non è "un forfettario con qualche complicazione in più": è un cambio sostanziale di logica fiscale.
Per i dettagli sui requisiti di accesso: Requisiti regime forfettario 2026.
💡 L'Insight di Pyva: Il simulatore what-if di Pyva è stato progettato esattamente per rispondere a questa domanda: "conviene il forfettario o l'ordinario nel mio caso specifico?" Inserisci il tuo fatturato, le spese reali stimate e la gestione previdenziale: il simulatore ti mostra il netto in entrambi i regimi, con la differenza in euro. I dati ci dicono che la maggior parte dei forfettari sotto gli 80.000 euro di fatturato sta nel regime giusto — ma con spese superiori al 25% del fatturato il margine si riduce e il confronto vale la pena farlo.
Come Scegliere il Regime Giusto: la Checklist
Prima di decidere (o di valutare un cambio), risponditi onestamente a queste cinque domande.
1. Quali sono i miei costi reali in percentuale sui ricavi?
Somma tutte le spese strettamente legate all'attività: affitti, software, attrezzature, trasferte, consulenti, materiali. Dividi per i ricavi. Se il risultato supera la quota "già scontata" dal tuo coefficiente ATECO (es. 22% per il coefficiente 78%), l'ordinario potrebbe convenire. Se le spese reali sono ben al di sotto, il forfettario stai usando il meccanismo a tuo vantaggio.
2. Ho lavoratori dipendenti o collaboratori continuativi?
Se sì, nel forfettario non deduci niente di quel costo. Nel regime ordinario deduci il costo aziendale completo (lordo + contributi datoriali). Con un dipendente part-time da 15.000 euro di costo aziendale annuo, stai "buttando" nel forfettario un potenziale risparmio fiscale di 2.250-3.000 euro all'anno che nel regime ordinario avresti. Fai il calcolo puntuale.
3. L'IVA sugli acquisti è un costo rilevante per me?
Se ogni anno acquisti attrezzature, strumenti, tecnologia o materiali con IVA al 22%, nel forfettario quella IVA è un costo definitivo. Nel regime ordinario la recuperi. Se la tua IVA a credito sugli acquisti è 3.000-4.000 euro all'anno, è un fattore concreto da mettere in bilancio.
4. Prevedo di superare gli 85.000 euro di ricavi nel breve periodo?
Se sei già a 70.000-75.000 euro e stai crescendo, pianifica il passaggio con anticipo. Superare 85.000 euro significa uscire dal forfettario l'anno successivo — hai tempo per prepararti. Superare 100.000 euro significa uscita immediata con obbligo di IVA retroattiva per il resto dell'anno in corso: una complicazione gestionale da evitare con una pianificazione anticipata.
5. Ho detrazioni IRPEF significative che non sto usando?
Interessi sul mutuo prima casa, familiari a carico, spese mediche importanti, bonus edilizi: nel forfettario non valgono nulla perché non paghi IRPEF. Se hai 4.000-5.000 euro di detrazioni potenziali all'anno, nel regime ordinario potrebbero ridurre sensibilmente l'imposta effettiva. Non ignorare questa variabile.
Se rispondi "no" a domande 2, 3 e 5, e i tuoi costi reali sono sotto il coefficiente forfettario, quasi certamente stai nel regime giusto. Se hai due o più risposte che puntano verso l'ordinario, vale la pena fare il confronto numerico preciso con i tuoi dati.
Come Pyva Ti Aiuta a Confrontare i Regimi
Il simulatore what-if di Pyva è costruito per questo tipo di analisi. Inserisci il tuo fatturato (attuale o previsto), il tuo codice ATECO, la tua gestione previdenziale e le spese reali stimate. Il simulatore calcola in tempo reale l'onere fiscale e contributivo completo per il regime forfettario, mostrando il netto disponibile con precisione.
I calcoli sono aggiornati per il 2026 e rispettano tutte le regole vigenti:
- Acconti imposta sostitutiva al 50%+50% (D.Lgs. 1/2024 art. 8), non più 40%+60%
- Codici tributo F24 corretti: 1790 (saldo), 1791 (1a acconto), 1792 (2a acconto)
- Riduzione 35% INPS applicata correttamente solo agli Artigiani e Commercianti forfettari, mai alla Gestione Separata
- Gestione Separata senza minimale: si paga solo sul reddito effettivo, non su una soglia minima
Il simulatore non sostituisce la consulenza di un commercialista per decisioni complesse — soprattutto se devi valutare un cambio di regime — ma ti dà i numeri esatti su cui costruire la conversazione, senza doverti fidare di stime vaghe.
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Domande frequenti
Il regime forfettario conviene sempre?
No. Conviene quando i costi aziendali reali sono bassi rispetto ai ricavi e il fatturato è sotto 85.000 euro. Se hai spese elevate (affitti, dipendenti, attrezzature) deducibili nel regime ordinario, il confronto può ribaltarsi. Serve sempre un calcolo personalizzato.
Chi ha un dipendente conviene stare nel forfettario o passare all'ordinario?
Dipende. Se il costo del dipendente supera il "risparmio" del coefficiente forfettario, l'ordinario può essere più conveniente perché puoi dedurre il costo effettivo dal reddito imponibile.
Si possono scaricare le spese nel regime forfettario?
No. Il reddito imponibile si calcola moltiplicando i ricavi per il coefficiente ATECO. Le spese sono già "scontate" forfettariamente da questo coefficiente: non puoi dedurre nulla in più.
Cosa cambia sulla gestione dell'IVA tra i due regimi?
Nel forfettario non si applica l'IVA ai clienti e non la si recupera sugli acquisti. Nel regime ordinario si applica l'IVA sulle vendite e si recupera quella degli acquisti, con liquidazioni periodiche da presentare.
Posso tornare al forfettario dopo essere uscito?
Sì. Dal 2026 (L. 199/2025) è stato eliminato il vincolo di permanenza triennale nel regime ordinario. Se nell'anno precedente hai avuto ricavi sotto 85.000 euro e rispetti tutti i requisiti, puoi rientrare nel forfettario.