Passare dal Regime Ordinario al Forfettario 2026: Come Fare

4 marzo 2026·11 min read·Cristian Caretti

TL;DR: Dal 2026 il vincolo triennale è abolito: puoi passare al forfettario dal 1° gennaio successivo se i ricavi dell'anno precedente sono sotto 85.000 euro. Il passaggio avviene per comportamento concludente, senza comunicazioni preventive. Attenzione: il credito IVA accumulato in regime ordinario non si porta nel forfettario — va compensato o rimborsato prima di uscire.

Fino al 31 dicembre 2025, se eri in regime ordinario per scelta — non per obbligo — eri vincolato a restare almeno tre anni prima di poter passare al forfettario. Una regola che ha bloccato molti professionisti anche quando il forfettario sarebbe stato la scelta più conveniente.

Dal 2026 quel vincolo non esiste più. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) lo ha abolito, aprendo la porta al rientro nel forfettario per chiunque abbia i requisiti. In questa guida trovi tutto quello che serve sapere: chi può fare il passaggio, come si fa in pratica, cosa fare con l'IVA a credito e come capire se conviene davvero.


1. La grande novità 2026: addio al vincolo triennale

Prima della riforma, la normativa distingueva tra chi era entrato nel regime ordinario per obbligo (aveva superato la soglia di ricavi) e chi lo aveva scelto per opzione volontaria. Chi aveva optato volontariamente per l'ordinario era costretto a mantenerlo per un minimo di tre anni, anche se nel frattempo i ricavi erano scesi sotto 85.000 euro e avrebbe avuto tutto il diritto di tornare al forfettario.

La L. 199/2025 ha cancellato questo vincolo. Ora il funzionamento è semplice:

Se nell'anno precedente hai conseguito ricavi o compensi sotto 85.000 euro e rispetti tutti i requisiti, puoi applicare il regime forfettario dall'1 gennaio dell'anno successivo. Punto.

Non importa da dove vieni — ordinario per scelta, ordinario per obbligo, o forfettario che è uscito e vuole rientrare. La regola è la stessa per tutti.

Questo cambia sensibilmente la pianificazione fiscale per chi oscilla vicino alla soglia o per chi ha scelto l'ordinario anni fa e non ha più motivo di restare.


2. Chi può passare al forfettario nel 2026: i requisiti

Prima di agire, verifica che tu soddisfi tutti i requisiti previsti dall'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014, così come aggiornati per il 2026.

RequisitoSoglia / CondizioneVerifica
Ricavi o compensi 2025Sotto 85.000 euro✓ / ✗
Reddito da lavoro dipendente 2025Sotto 35.000 euro (se hai un rapporto di lavoro dipendente)✓ / ✗
Partecipazioni societarie incompatibiliNessuna (SRL con controllo + stessa attività, società di persone)✓ / ✗
Spese per dipendenti o collaboratoriSotto 20.000 euro lordi annui✓ / ✗
Nessuna causa di esclusioneVedi elenco sotto✓ / ✗

Cause di esclusione principali:

  • Utilizzo di regimi speciali IVA (editoria, agenzie di viaggio, agricoltura, ecc.)
  • Residenza fiscale fuori dall'Italia (salvo eccezioni UE/SEE)
  • Cessione prevalente di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi
  • Esercizio dell'attività prevalentemente verso ex datori di lavoro degli ultimi due anni

Se ricavi 2025 hanno superato 100.000 euro, sei già uscito dal forfettario nel corso del 2025 stesso con obbligo immediato di applicazione IVA. In questo caso non puoi rientrare nel 2026 — devi aspettare che i ricavi tornino sotto 85.000 euro per tutto un anno.


3. Come avviene il passaggio: le procedure operative

Questa è la parte che sorprende molti: non devi inviare nessuna comunicazione preventiva all'Agenzia delle Entrate.

Il regime forfettario è il cosiddetto "regime naturale" per i soggetti che ne hanno i requisiti. Il passaggio avviene per comportamento concludente: basta iniziare ad applicare il regime dall'1 gennaio del nuovo anno.

In pratica, ecco cosa fare:

Dal 1° gennaio 2026 (o 2027, a seconda di quando fai il passaggio):

  • Emetti le fatture senza IVA
  • Aggiungi la dicitura obbligatoria su ogni fattura:

"Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014 — Regime Forfettario. Il compenso non è soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, c. 67, L. 190/2014."

  • Smetti di detrarre l'IVA sugli acquisti
  • Non presenti più liquidazioni IVA periodiche

Entro il 30 aprile dell'anno successivo:

  • Presenta la dichiarazione IVA relativa all'ultimo anno in regime ordinario. È in questa dichiarazione che comunichi formalmente il passaggio al forfettario. Non serve nessun altro modulo.

Aggiornamento del software di fatturazione

Se usi un gestionale o un software di fatturazione elettronica, aggiorna subito il template della fattura:

  • Rimuovi il campo IVA (o impostalo a 0% con la natura N2.2 per il Sistema di Interscambio)
  • Aggiungi la dicitura forfettaria
  • Verifica che il file XML generato riporti correttamente il regime fiscale RF19 (Regime Forfettario)

Se usi Pyva, questi aggiornamenti vengono gestiti automaticamente in base al regime impostato nel tuo profilo.


4. Gestione del credito IVA prima del passaggio

Uno degli aspetti più delicati — e spesso sottovalutati — è il credito IVA accumulato negli anni in regime ordinario.

La regola fondamentale: il credito IVA non si porta nel forfettario.

Se al 31 dicembre dell'ultimo anno in regime ordinario hai un credito IVA residuo, hai due strade:

Opzione 1: Compensazione in F24

Usa il credito IVA per compensare altri debiti tributari (IRPEF, contributi INPS, IMU, ecc.) tramite modello F24, prima di passare al forfettario. È la soluzione più rapida se hai debiti da pagare.

Opzione 2: Rimborso IVA

Puoi richiedere il rimborso del credito IVA presentando apposita istanza. I tempi, però, sono lunghi: normalmente dai 6 ai 12 mesi, a volte di più. Se il credito è significativo (oltre 30.000 euro) potresti avere diritto al rimborso prioritario con visto di conformità.

Calcola il tuo credito IVA residuo prima del 31 dicembre dell'anno precedente al passaggio. Non lasciarlo andare perso: una volta nel forfettario non potrai più recuperarlo.

Come calcolare il credito IVA residuo

Il credito IVA da riportare è quello che risulta dalla tua ultima dichiarazione IVA annuale (rigo VX5 o VL30, a seconda dei moduli). Se hai effettuato rimborsi o compensazioni durante l'anno, il credito residuo è la differenza.


5. Le detrazioni IRPEF che si perdono: il calcolo di convenienza

Passare al forfettario significa pagare un'imposta sostitutiva (5% per i primi cinque anni, poi 15%) al posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali. Questo è spesso il vantaggio principale.

Ma c'è un rovescio della medaglia: nel forfettario non puoi usare le detrazioni IRPEF.

Le detrazioni che perdi includono:

  • Interessi sul mutuo prima casa (detrazione del 19% su max 4.000 euro = fino a 760 euro/anno)
  • Spese mediche e sanitarie (19% della spesa eccedente 129 euro)
  • Figli a carico (se non sostituiti dall'assegno unico)
  • Bonus edilizi (110%, 50%, 65% — anche quelli con rate pluriennali)
  • Spese per istruzione, palestra, veterinario, ecc.

Esempio pratico: quando il forfettario non conviene

Immaginiamo un professionista con questi dati 2026:

  • Compensi: 60.000 euro
  • Coefficiente di redditività: 78% (attività professionali)
  • Reddito imponibile forfettario: 60.000 × 78% = 46.800 euro
  • Imposta sostitutiva (15%): 7.020 euro

In regime ordinario, con le stesse entrate e spese deducibili per 15.000 euro:

  • Reddito imponibile IRPEF: 45.000 euro
  • IRPEF lorda (aliquote progressive): ~12.680 euro
  • Detrazioni disponibili: mutuo (760 euro) + spese mediche (500 euro) + altri bonus (2.000 euro) = 3.260 euro
  • IRPEF netta: ~9.420 euro
  • Più addizionali (~1.800 euro) = totale ~11.220 euro

In questo caso il forfettario conviene: 7.020 euro vs 11.220 euro, risparmio di oltre 4.000 euro.

Ma se le detrazioni fossero molto più alte — per esempio con rate di ristrutturazione da 4.000 euro/anno di detrazione e un mutuo importante — il vantaggio si riduce o si annulla. Il calcolo va fatto caso per caso.

Prima di passare al forfettario, somma tutte le detrazioni IRPEF che perderesti e confronta con il risparmio fiscale atteso. Se la differenza è inferiore a 2.000-3.000 euro, vale la pena fare una simulazione più precisa.

Pyva include un simulatore fiscale che fa esattamente questo calcolo, proiettando la tua situazione sia in forfettario che in ordinario.


6. Dal forfettario all'ordinario (e ritorno): la regola degli 85.000 euro

Una volta tornato nel forfettario, la storia può ripetersi. Se in qualsiasi anno successivo superi la soglia, esci di nuovo.

Ecco come funziona la meccanica:

AnnoRicaviRegime applicabile
202590.000 euroEsce dal forfettario → ordinario dal 2026
202660.000 euroSotto soglia → può rientrare nel forfettario dal 2027
202788.000 euroSotto 100k ma sopra 85k → esce dal forfettario, ordinario dal 2028
202870.000 euroSotto soglia → può rientrare dal 2029

Come vedi, con il vincolo triennale abolito si può teoricamente passare da un regime all'altro ogni anno. Questo però comporta costi amministrativi: apertura e chiusura della posizione IVA, gestione del credito IVA ogni volta che si esce dal forfettario, aggiornamento del software di fatturazione, e soprattutto la necessità di pianificare bene le spese deducibili nell'anno ordinario.

Il caso del superamento immediato a 100.000 euro

Se i ricavi superano 100.000 euro nel corso dell'anno, l'uscita dal forfettario è immediata: sei obbligato ad applicare l'IVA dalla fattura che porta il totale oltre la soglia. Non si aspetta il 1° gennaio dell'anno successivo. Questo è il caso più critico da gestire, perché richiede un monitoraggio continuo del fatturato durante l'anno.

Per il rientro nel forfettario dopo un'uscita per superamento dei 100.000 euro, valgono le stesse regole: devi avere ricavi sotto 85.000 euro nell'anno precedente.


7. Un vantaggio spesso dimenticato: la riduzione INPS per artigiani e commercianti

Se sei iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti dell'INPS, uno dei benefici del regime forfettario che recuperi tornandoci è la riduzione del 35% sui contributi INPS.

Questa riduzione si applica a tutti gli artigiani e commercianti forfettari — non solo agli under 35 come spesso si sente dire erroneamente — e si applica sia sul minimale che sugli eccedenti. Il risparmio può essere sostanziale: su un minimale 2026 di circa 4.500 euro annui, la riduzione vale oltre 1.500 euro in meno di contributi.

La riduzione 35% INPS è esclusiva del regime forfettario per artigiani e commercianti. Non si applica in nessun altro regime.

Se sei in Gestione Separata INPS, questa riduzione non ti riguarda: la GS non prevede riduzioni in nessun regime.


💡 L'Insight di Pyva: La domanda che riceviamo più spesso da chi vuole passare al forfettario è: "Ma perdo le detrazioni del mutuo?" La risposta è sì — e per molti utenti questo è il calcolo decisivo. Nel nostro simulatore vediamo che per chi ha un mutuo attivo con rate di interesse elevate (tipicamente i primi 5-8 anni), le detrazioni valgono spesso tra 600 e 900 euro all'anno. Se il risparmio fiscale dal forfettario è di 2.000-3.000 euro, conviene comunque. Se è sotto 1.500 euro, il confronto diventa più stretto. Fare quel calcolo prima di passare è esattamente a cosa serve il simulatore di Pyva.

Come Pyva ti aiuta nella transizione

Passare da un regime all'altro comporta una serie di adempimenti che è facile dimenticare o fare in modo sbagliato. Pyva è progettato per guidarti passo dopo passo:

  • Simulatore fiscale: confronta la tua situazione in forfettario e in ordinario con i tuoi dati reali, incluse le detrazioni che perderesti
  • Calcolo imposte automatico: appena aggiorni il regime nel tuo profilo, tutti i calcoli si adeguano alle regole del forfettario (coefficiente di redditività, imposta sostitutiva, contributi INPS con eventuale riduzione 35%)
  • Fatturazione elettronica: template aggiornato automaticamente con la dicitura obbligatoria forfettaria e il codice natura IVA corretto per lo SDI
  • Calendario scadenze: F24 con i codici tributo corretti per il forfettario (1790 saldo, 1791 e 1792 per gli acconti)
  • Gestione movimenti: separazione netta tra entrate imponibili e non imponibili ai fini del coefficiente forfettario

Inizia gratis con Pyva →


Approfondimenti Correlati

Domande frequenti

Da quando è possibile passare dall'ordinario al forfettario senza aspettare 3 anni?

Dal 1° gennaio 2026, grazie alla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025). Il vincolo di permanenza triennale nel regime ordinario scelto per opzione è stato abolito. Chi ha i requisiti può passare al forfettario dall'1 gennaio dell'anno successivo a quello in cui ha conseguito ricavi sotto 85.000 euro.

Come si comunica il passaggio al forfettario?

Non serve una comunicazione preventiva specifica. Il regime forfettario è considerato "regime naturale": il passaggio avviene per "comportamento concludente", ovvero iniziando a emettere fatture senza IVA dal 1° gennaio. Il passaggio va poi comunicato nella prima dichiarazione annuale IVA.

Cosa fare con l'IVA a credito quando si passa al forfettario?

Il credito IVA maturato nel regime ordinario va gestito entro la dichiarazione IVA dell'ultimo anno. Non si può recuperare nel forfettario. Si può richiedere il rimborso o compensare con altri debiti tributari (F24) prima di passare al forfettario.

Chi è uscito dal forfettario per superamento soglia può rientrare l'anno dopo?

Sì, se nell'anno successivo i ricavi sono tornati sotto 85.000 euro e si rispettano tutti i requisiti. Esempio: ricavi 2025 = 90.000 euro (forfettario perso dal 2026), ricavi 2026 = 60.000 euro → si può rientrare nel forfettario dal 1° gennaio 2027.

Le detrazioni IRPEF maturate nel regime ordinario si perdono passando al forfettario?

Sì. Nel regime forfettario non si pagano IRPEF né addizionali, quindi le detrazioni (mutuo, spese mediche, figli) non si possono utilizzare. Se si hanno detrazioni significative (es. mutuo prima casa) bisogna fare un calcolo preciso per capire se il passaggio al forfettario conviene davvero.