Fattura Forfettario: Come Si Fa e Cosa Scrivere (Guida 2026)

12 marzo 2026·9 min read·Cristian Caretti

TL;DR: La fattura di un forfettario ha cinque differenze fondamentali rispetto a una normale fattura IVA: nessuna IVA esposta, nessuna ritenuta d'acconto in uscita, dicitura legale obbligatoria, marca da bollo sopra 77,47 euro e dal 2024 obbligo assoluto di fattura elettronica via SDI. Errare anche uno solo di questi punti può portare a contestazioni dall'Agenzia delle Entrate o a incomprensioni col cliente.

Se hai aperto la partita IVA in regime forfettario e devi emettere la tua prima fattura — o se vuoi verificare di averla sempre compilata correttamente — questa guida ti accompagna passo per passo. Il regime forfettario semplifica molte cose (niente liquidazioni IVA, niente ritenute subite, niente contabilità ordinaria), ma introduce alcune peculiarità documentali che vanno conosciute alla perfezione.

💡 L'Insight di Pyva: Dai dati della nostra piattaforma, le domande più frequenti nel primo anno di attività riguardano proprio la compilazione della fattura. Gli errori tipici non sono sul totale da fatturare, ma sulle diciture: manca il riferimento normativo, manca la nota sulla ritenuta, oppure si inserisce l'IVA a zero (che è sbagliato — nel forfettario l'IVA non va nemmeno indicata, non è semplicemente azzerata).


Perché la fattura del forfettario è diversa da tutte le altre

Una fattura standard in Italia espone l'imponibile, l'aliquota IVA e il totale da pagare compresa l'imposta. Il forfettario opera invece in esonero IVA (art. 1, comma 58, L. 190/2014): non addebita IVA al cliente, non la versa all'Erario e non può portarla in detrazione sugli acquisti. Questo semplifica enormemente la gestione, ma richiede una comunicazione esplicita in fattura affinché il cliente sappia che non si tratta di un errore.

In parallelo, il forfettario è esonerato dall'applicazione della ritenuta d'acconto in uscita. Quando un professionista ordinario fattura a una società, questa trattiene il 20% del compenso (la ritenuta) e lo versa all'Erario per conto del professionista. Con il forfettario questo meccanismo non esiste: il cliente paga l'intero importo e il forfettario gestisce autonomamente le proprie imposte tramite il versamento dell'imposta sostitutiva.


Gli elementi obbligatori della fattura forfettaria

Ogni fattura, indipendentemente dal regime fiscale, deve contenere alcuni campi minimi stabiliti dal DPR 633/1972. Per i forfettari vale la stessa base, con alcune specificità:

  • Data di emissione — coincide di norma con la data di consegna del bene o di ultimazione del servizio
  • Numero progressivo — sequenza univoca nell'anno (es. 1/2026, 2/2026, ...)
  • Dati del cedente/prestatore — nome e cognome o ragione sociale, indirizzo, codice fiscale, Partita IVA, numero di iscrizione REA se applicabile
  • Dati del committente/cessionario — ragione sociale, indirizzo, Partita IVA (o codice fiscale per privati), codice SDI o PEC per la fattura elettronica
  • Descrizione del servizio o del bene — sufficientemente dettagliata da essere comprensibile a un controllo fiscale
  • Importo del compenso — solo l'imponibile, senza IVA
  • Marca da bollo — solo se l'importo supera 77,47 euro (vedi sezione dedicata)
  • Dicitura regime forfettario — obbligatoria per legge (vedi sotto)
  • Dicitura esonero ritenuta — obbligatoria per legge

La dicitura esatta da inserire in ogni fattura

Questo è il punto su cui si concentrano quasi tutti gli errori. La dicitura da riportare nella fattura — in qualsiasi campo note o descrizione — è la seguente:

Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, della L. 190/2014 – Regime Forfettario. Il compenso non è soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, della medesima legge.

Puoi spezzarla in due blocchi separati o tenerla unita, ma entrambi i riferimenti normativi — l'esonero IVA (commi 54-89) e l'esonero ritenuta (comma 67) — devono essere presenti. Molti software di fatturazione hanno questa dicitura preimpostata, ma verifica sempre che sia completa e aggiornata.

Cosa NON devi scrivere:

  • IVA: 0% oppure Imponibile IVA: 0,00 € — nel forfettario l'IVA non esiste, non è zero
  • Esente IVA art. 10 — quella è un'esenzione diversa (operazioni esenti bancarie, sanitarie, ecc.)
  • Fuori campo IVA o Non soggetto IVA senza il riferimento alla L. 190/2014 — sono diciture incomplete che non identificano il regime

Quando si applica la marca da bollo

La marca da bollo da 2,00 euro è obbligatoria su ogni fattura (o ricevuta fiscale) il cui importo supera 77,47 euro in assenza di IVA — condizione che si verifica sempre nel caso del forfettario, che per definizione non espone l'imposta.

Fattura cartacea (rara, ma ancora ammessa verso privati)

Si applica la marca da bollo fisica da 2,00 euro sul documento originale consegnato al cliente. Sul documento è obbligatorio indicare gli estremi della marca (codice identificativo stampato sulla marca stessa).

Fattura elettronica via SDI (obbligo per tutti)

Non si appone nessuna marca fisica. Nel file XML della fattura elettronica si seleziona il campo <BolloVirtuale>SI</BolloVirtuale> con l'importo 2.00. L'Agenzia delle Entrate mette poi a disposizione nell'area riservata del proprio portale la funzionalità per versare trimestralmente l'imposta di bollo accumulata, con F24 precompilato.

Le scadenze per il versamento della marca da bollo sulle fatture elettroniche sono trimestrali:

  • 31 marzo (per fatture Q4 anno precedente)
  • 30 giugno
  • 30 settembre
  • 31 dicembre

Se il totale dell'imposta di bollo trimestrale è inferiore a 250 euro, si può rinviare al trimestre successivo — fino al massimo del 31 gennaio dell'anno seguente per le ultime due rate cumulate.


Fattura elettronica: obbligo da gennaio 2024

Dal 1° gennaio 2024, tutti i soggetti in regime forfettario sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI). Non ci sono più esoneri legati al volume di fatturato (in precedenza i forfettari sotto 25.000 euro erano esonerati fino al 2024).

Come funziona in pratica

Per emettere fattura elettronica hai bisogno di un software o di una piattaforma abilitata allo SDI. Puoi usare:

  • Il portale gratuito dell'AdE (area riservata → Fatture e Corrispettivi) — soluzione senza costi ma meno pratica per chi emette molte fatture
  • Software di fatturazione elettronica (a pagamento, spesso mensili)
  • Piattaforme gestionali integrate come Pyva

I passaggi operativi sono:

  1. Compilare la fattura nel software inserendo tutti i campi obbligatori
  2. Verificare il codice SDI o la PEC del destinatario (i clienti con P.IVA hanno un codice SDI univoco)
  3. Inviare il file XML al SDI
  4. Attendere la ricevuta di consegna (RC) che conferma che la fattura è stata recapitata al destinatario
  5. Se il destinatario non ha un codice SDI (es. privato consumatore), indicare il codice generico 0000000 e conservare prova dell'invio di una copia di cortesia al cliente

Cosa fare se il cliente non accetta la fattura elettronica

Alcuni enti pubblici e privati stranieri non sono integrati nel sistema SDI italiano. In questi casi si invia comunque la fattura allo SDI (che la conserva), ma si fornisce separatamente una copia PDF al cliente come "copia di cortesia". Fiscalmente, la fattura è valida dal momento in cui viene accettata dal SDI, non dal momento in cui il cliente la legge.


Numerazione, data e descrizione: i dettagli che contano

Numerazione progressiva

La numerazione deve essere progressiva e senza buchi. È vietato emettere la fattura 5/2026 e poi annullarla rinumerando la successiva come 5/2026 — la sequenza deve restare tracciabile. In caso di annullamento, si emette una nota di credito con numero proprio e si procede con la fattura successiva nel conteggio.

Il formato più usato è n.XX/ANNO (es. n.1/2026), ma puoi usare qualsiasi formato purché sia progressivo e non ambiguo.

Data di competenza vs data di incasso

Il regime forfettario funziona con il principio di cassa: il reddito si considera prodotto nel momento in cui viene incassato, non in quello in cui viene emessa la fattura o erogato il servizio. Questo ha implicazioni pratiche importanti:

  • Puoi emettere una fattura il 28 dicembre 2026, ma se il pagamento arriva il 5 gennaio 2027, quel ricavo è fiscalmente del 2027
  • La data di emissione della fattura è comunque quella del giorno di consegna o completamento del servizio (o la data di accordo con il cliente, entro i limiti di legge)
  • Ai fini del calcolo del fatturato annuo per la soglia forfettaria di 85.000 euro, contano le somme effettivamente incassate nell'anno

Descrizione del servizio

Evita descrizioni troppo generiche come "prestazione professionale" o "consulenza". In caso di controllo, l'Agenzia delle Entrate può contestare fatture con descrizioni vaghe. Scrivi chiaramente cosa hai fatto: Sviluppo sito web per il progetto XYZ – periodo gennaio-febbraio 2026 oppure Consulenza legale contratto di fornitura – n. ore 3.


Gli errori più comuni da evitare

Sulla base dei controlli fiscali più frequenti segnalati dagli studi professionali, questi sono gli errori tipici dei forfettari alle prime armi:

  1. Esporre l'IVA a zero — non si fa. L'IVA non va nemmeno menzionata
  2. Dimenticare la dicitura normativa — è l'elemento che distingue la tua fattura da una irregolare
  3. Non applicare la marca da bollo sopra 77,47 euro — sanzione del 15% del bollo evaso, minimo 1 euro (ma le more si accumulano su più fatture)
  4. Emettere fattura cartacea a clienti con P.IVA dopo il 1° gennaio 2024 — è irregolare; i clienti aziendali la rifiuteranno giustamente
  5. Usare il codice SDI sbagliato del destinatario — la fattura rimbalza o va in stallo; meglio verificare sempre prima dell'invio
  6. Non conservare le ricevute SDI — la fattura elettronica deve essere conservata digitalmente per almeno 10 anni

💡 L'Insight di Pyva: Pyva genera automaticamente le fatture elettroniche con tutte le diciture obbligatorie, la marca da bollo calcolata dinamicamente e l'invio al SDI integrato. Non devi più controllare manualmente ogni campo: il sistema segnala in tempo reale qualsiasi anomalia prima dell'invio. Puoi anche impostare clienti ricorrenti con i loro codici SDI salvati.


Pyva gestisce la fatturazione in modo automatico

Emettere fatture correttamente è solo una parte della gestione di una partita IVA forfettaria. L'altra metà è sapere quanto accantonare per le tasse e i contributi ogni volta che incassi un compenso.

Con Pyva puoi:

  • Generare e inviare fatture elettroniche XML-SDI conformi direttamente dalla piattaforma
  • Vedere in tempo reale quanto del compenso incassato è "tuo" e quanto va accantonato per l'imposta sostitutiva e i contributi INPS
  • Ricevere i promemoria per le scadenze F24 prima che si trasformino in sanzioni
  • Avere il calcolo dell'imposta sostitutiva sempre aggiornato al variare del fatturato

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Domande frequenti

Cosa devo scrivere sulla fattura in regime forfettario?

La dicitura obbligatoria è: 'Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014 – Regime Forfettario.' e 'Il compenso non è soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, della L. 190/2014.' Non si indica l'IVA perché il forfettario ne è esonerato.

Quando va applicata la marca da bollo sulla fattura forfettario?

La marca da bollo da 2,00 euro è obbligatoria quando l'importo della fattura supera 77,47 euro. Nelle fatture elettroniche non si appone fisicamente: si seleziona il flag 'Bollo virtuale' nel file XML e si paga trimestralmente tramite l'area riservata AdE o con F24.

Il forfettario deve usare la fattura elettronica?

Sì. Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI), senza eccezioni. Chi emetteva fatture cartacee prima di quella data deve essersi adeguato. L'unica eccezione residua riguarda i forfettari che fatturano a privati consumatori finali non titolari di P.IVA, per cui la FE è obbligatoria ma il destinatario riceve una copia di cortesia.

Come si numera una fattura in regime forfettario?

La numerazione deve essere progressiva e continua nell'anno solare: n.1/2026, n.2/2026 ecc. È prassi comune azzerare il contatore ogni 1° gennaio, ma non è obbligatorio purché la sequenza non abbia buchi. Non è ammessa la rinumerazione retroattiva delle fatture già emesse.

Il forfettario applica la ritenuta d'acconto al cliente?

No. I forfettari sono esonerati dall'applicazione della ritenuta d'acconto in uscita (art. 1, comma 67, L. 190/2014). Devono però comunicarlo nella fattura con la dicitura apposita, altrimenti il cliente potrebbe erroneamente applicarla in autonomia trattenendo una quota del compenso.